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WATERLOO — di Angela Piscitelli

La verità forse è sotto gli occhi di tutti: gli illustri economisti si sono impallati e non hanno la minima idea di come uscire dalle sabbie mobili. Convinti di essere unti dal signore hanno immaginato che sospendendo la democrazia avrebbero messo tutto a posto da soli ed in fretta. Parlo naturalmente di tutti i saccenti della zona-Europa, non soltanto dei nostri. Gli apodittici sono una categoria transnazionale: non si macchiano l’abito col pomodoro, non conoscono il fou rire, parlano solo inglese e sono capaci di rendere asettiche tutte le madrilingue, quando sono costretti ad usarle. Il loro è un mondo sterilizzato, senza emozioni e di conseguenza, senza reazioni. L’importante è che il pavimento brilli. Avete presente quelle zie tocche che non vi fanno varcare la soglia della loro casa senza che prima non abbiate inforcato un paio di pianelle tra le decine, tutte uguali, allineate all’ingresso? Non cucinano per non sporcare le pentole, hanno l’arbre magique nell’automobile, che non usano, e la naftalina negli armadi. Il visitatore è un nemico da annientare. L’Europa è esattamente come la casa di queste zie: un edificio scintillante dove i cittadini non sono ammessi, sono solo tollerati con un certo disgusto, a meno che non [...]

Nella sua accezione più nota, ma più semplicistica, democrazia significa potere del popolo, nome che deriva da due indicatori verbali greci: “demos”(popolo) e “kratos”(“potere”), quindi governo di popolo. Ma mentre nella democrazia degli antichi il popolo attuava direttamente le scelte politiche, onde era detta democrazia diretta; nella democrazia dei moderni il popolo esercita il potere indirettamente: a) eleggendo i suoi rappresentanti ed aderendo ad un programma, b) partecipando alla funzione legislativa con una “proposta” di legge, c) promuovendo il referendum abrogativo della legge, d) partecipando alla funzione giurisdizionale con la giuria e con giudici laici, e) rivolgendo petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi, f) intervenendo, con apposito referendum a confermare (o non confermare) leggi di revisione costituzionali, g) per ultimo, non ultimo, associandosi (i cittadini) in partiti al fine di concorrere alla determinazione della politica nazionale. Ma, per vero, questi modi partecipativi sono praticati da una cerchia ristretta di cittadini. Diceva Lenin che nella democrazia liberale il popolo ha solo il diritto di scegliersi i carnefici, ma ciò è vero solo nel caso in cui i cittadini, dopo il voto, si disinteressano della “res publica” (in tal caso si parla di democrazia “governata”); invece non ha fondamento se la [...]

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«Il gabelliere, nell’ordinamento medievale, era un pubblico ufficiale incaricato della riscossione delle gabelle o tasse indirette. In realtà era una figura a metà fra l’ufficiale pubblico e un libero professionista, concessionario in proprio, in quanto una percentuale dei proventi derivanti dalla riscossione delle imposte gli era dovuto.» (Wikipedia) Si susseguono attentati contro le sedi di Equitalia. Oggi 4 molotov, di cui due inesplose a Livorno, ma sono ormai innumerevoli (più di 250 a gennaio di quest’anno) gli atti vandalici che si sommano ai proiettili inviati via posta, le manifestazioni e le proteste. Ovunque solidarietà alla categoria, ovunque indignazione per degli “impiegati che fanno solo il loro dovere, applicando delle leggi di cui non hanno nessuna responsabilità”. Le leggi sono indubbiamente sbagliate e colpiscono solo i più deboli, quelli facilmente identificabili e ricattabili: chiunque sia proprietario di una abitazione, una azienda, un’automobile, ecc. Gli evasori, quelli veri, se ne fregano. E spesso abitano i piani più alti delle Istituzioni o delle Aziende di Stato. Le somme richieste, per l’uomo comune, sommate ad interessi di mora, a quelli per una eventuale rateizzazione, alle sanzioni, ecc. quasi raddoppiano l’importo della somma dovuta, pretesa con un codice, senza fornire spiegazione alcuna. Per chiarimenti rivolgersi [...]

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Commento, non commento. Commento, non commento. Commento, non commento. Commento. Ancora tutta commossa e scossa dalle presidenziali francesi di commentare questo carnaciale amministrativo proprio non mi andava. Ma poi, sentendo castronerie a destra e a manca, ho pensato che il dovere di dire castronerie è l’unico imposto agli Italiani e pertanto, mi accingo a compierlo. Il nostro Amor Perduto, elegante, perfino bello — lui che bello non è stato mai (ma non diteglielo) -, si è prodotto tra uno squillo di fanfara ed una tartina al caviale alla festa di Putin nella seguente dichiarazione: “Sostegno a Monti, ma non ci costringa a votare misure non condivise”. Come se finora, il FumattiaPdl avesse fatto altro. Nel fiume di vodka, che tristo presagio fu per Sarko impallinato all’esordio da una aranciata corretta, non si è accorto che il Pdl è finito nel bosone di Higgs. Ma non perché abbia perso alle amministrative, quello è normale. Le amministrative noi le abbiamo sempre perdute: possiamo dire con orgoglio di non aver mai azzeccato un candidato, se per sbaglio qualcuno vinceva era perché piaceva il Pdl e l’onda azzurra ammacchiava i difettucci. Ma capitava raramente. Ma ora, liquefatto nell’ammucchiata montiana e perfettamente eterodiretto da Casini, [...]

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“Non siamo un paese qualunque: siamo la Francia.” (François Hollande) “Ringrazio tutti i francesi che mi hanno dato l’onore di essere Presidente della Repubblica: nella vita di un uomo è un onore immenso. Ho fatto del mio meglio per proteggere i Francesi. Esprimo tutto il mio amore per la Francia ed esco con un più grande attaccamento al mio paese. Ho fatto del mio meglio. Non sono riuscito nel mio intento. Non sono riuscito a convincere la maggioranza dei francesi. Mi avete aiutato e sostenuto. Prendo tutta la responsabilità della sconfitta. Mi sono battuto: sono stato il capo e quando si perde, è il numero uno il responsabile. Non ho mai raccontato bugie. Vi parlo da profondo del cuore. Quando si difendono certi valori, bisogna vivere all’insegna di questi valori. Vorrei esprimere la testimonianza di amore per la Francia: resterò uno di voi. Condivido i vostri ideali e le vostre idee. Il mio impegno sarà diverso. Tuttavia con le le gioie e i dolori, resto un francese tra i Francesi e provo un grande amore per la Francia. Non potrò mai restituirvi ciò che voi mi avete dato. Mi avete fatto un regalo bellissimo. Avete trasmesso un’immagine bellissima della Francia, gioiosa, [...]

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Questa volta (3 maggio 2012) Giuliano Ferrara ha dormitato. Non si può stare dalla parte di chi evade il fisco, e neppure di chi esorta a farlo, egli afferma in ʺRadio Londraʺ, e svergogna Grillo, Di Pietro, etc. (Nella lista — aggiungo io — dovrebbe metterci anche Berlusconi). ʺAlla primaʺ, è fin troppo vero; le tasse bisogna pagarle fino all’ultimo soldo…, e il sottoscritto, che vorrebbe macchiarsi del crimine d’evasione, fortunatamente non può perché le tasse gliele escidono ʺalla fonteʺ: quindi è colpevole solo a Fantasyland. Ebbene, per me la pietà (anche quella per me stesso, certo) viene prima della giustizia. Gli Italiani che si suicidano per disperazione valgono più dello Stato che li condanna a morte. Vi sono fin troppi casi, moralmente lampanti, in cui la pietà vale più dell’obbedienza alla legge. Ho dalla mia parte uomini di valore: Dostoevskij (specie quello de L’Idiota, non ridete), Turghenev (ʺnoi Russi siamo uomini non di giustizia, ma bensì di umanitàʺ); e i seguaci del Tao (per loro, precisa Jean Pierre Friedman, ʺl’umanità viene prima della giustiziaʺ). Direte: ma voi non siete né Russi, né taoisti. Purtroppo no, avete ragione; siamo Italiani, questo è il guaio. Ma questo tentativo di chiarimento è [...]

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Sono contento, Luigi, che sia finita bene e che non si sia fatto male nessuno. Bravo, nonostante la disperazione sei rimasto abbastanza lucido da non fare gesti irreparabili. E bravo pure quel carabiniere che è stato lì con te, a parlare, a convincerti che non ne valeva la pena. Forse nei suoi occhi hai visto i tuoi, il riflesso della stessa fatica, del lavoro mal pagato. Non poteva essere lui il tuo nemico, non è lui “il Potere” che ti ha messo in ginocchio. Queste cose le sai. Non sei né un no global né un no Tav che si scaglia contro le forze dell’ordine o li sfotte chiamandoli “pecorella”. E pure quell’ultimo ostaggio, quell’impiegato, in fondo è un povero Cristo come te, solo con la fortuna di avere un impiego. Probabilmente è un lavoro che non fa con piacere e forse nemmeno ai suoi amici confessa di lavorare all’Agenzia delle Entrate. Diverso sarebbe stato se avessi incontrato la direttrice di Equitalia Torino, Matilde Carla Panzeri, che è pure presidente di una società privata di Milano dove cura l’acquisizione di immobili, la riscossione di crediti in sofferenza, il finanziamento terzi, ed è leader nella cartolarizzazione dei crediti bancari. Cosa significa? [...]

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Non si può chiedere ad un professore di pensare: egli insegna, è già molto. (Jean Josipovici) Queste due malattie italiane: l’avvocato e il professore. (Filippo Tommaso Marinetti) Ci sono uomini colti persino tra i professori. (Giuseppe Prezzolini) In principio furono i tecnici. Professoroni, neh? Già a vederli nella foto-ricordo mettevano i brividi. Tutti seri, sobri, manco l’accenno di un sorriso. E’ chiaro che il nostro Amor Perduto, tutto bandane e chitarra, alla sola vista di cotanta saggezza impettita dev’essere stato colto da subitaneo complesso d’inferiorità. Il capintesta poi era fulgido: loden mai strusciato per caso da un gatto soriano, Signora Elsa con la messinpiega violetta invulnerabile al vento sotto braccio, anglofono, serafico, sicuro di sé. Tutti “sulla botta mbressiunati” da una siffatta perfezione si misero a tessere le lodi mentre essi, assunti allo scranno ministeriale direttamente dal cielo, si misero all’opra. Ecumenicamente, (tranne quei due buzzurroni di Di Pietro e di Bossi) i capipartito si strinsero in una santa alleanza agli Unti per dar vita a una grossen koalizionen che avrebbe portato all’Italia onori e gloria. Come conviene ad ogni cerimonia purificatrice, si cominciò con le lacrime. L’illustre ministro Fornero (ma quante Elsa!) si sciolse in irrefrenabili singhiozzi alla prima [...]

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Un amico giorni fa mi ha chiesto: come fai a dire che Guglielmo Ferrero riprende e chiarisce Machiavelli e Rousseau? Non è affermare un po’ troppo? E del giudizio negativo di Croce, pensatore al quale tieni tanto, che ne dici? Di Croce, dico che il positivismo fu qualcosa di soffocante, e che Croce faceva bene a combatterne gli immaginarî automatismi. Ma col tempo, è noto, anche le diatribe teoretiche si smussano. Quanto al merito, rispondo: credo di non esagerare. Detto alla svelta, Ferrero sostiene: 1°, la società è il felice risultato della somma di due paure: la paura dell’orrendo stato di natura dal quale siamo riusciti a sgusciar fuori, e poi la paura che ci incutono (e anzi debbono incuterci) le stesse leggi con le quali abbiamo costruito la società. Orbene: se Machiavelli sostiene che la paura è l’arma più utile al Principe (il quale deve ʺesser temutoʺ), Ferrero non fa che estendere la giurisdizione e dettagliare il funzionamento di questa legge. 2°, Rousseau teorizza che il frutto della volontà generale è il patto; Ferrero illustra il meccanismo (ovvero, l’effetto della paura) che ne rende permanente la vigenza nell’animo del singolo. Tralascio altre ʺpaureʺ particolari, come quella che anche il [...]

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I partiti sono la prima struttura organizzata di qualsiasi Stato democratico. Sono la cerniera tra cittadini e istituzioni. Sono la nervatura della democrazia. E sono morti. Sono morti perché la loro struttura è superata, non rappresenta più i cittadini, non sono più luogo di dibattito e di formazione di idee e proposte, se mai lo sono stati. Sono strutture verticistiche e dirigenziali che funzionano al contrario: non ascoltano le idee e le esigenze degli elettori, piuttosto pretendono che la base faccia da cassa di risonanza alle scelte della dirigenza, supinamente. La politica che Napolitano e molti altri difendono è esattamente questa. Preistoria. Roba da Pcus. Non funziona più. Funzionerebbe male – e ha sempre funzionato male, infatti — pure se fosse vincente, figuriamoci in un momento in cui si è dovuto chiedere soccorso ad un governo tecnico. È patetico l’atteggiamento delle formazioni maggiori che a livello nazionale sostengono l’operato del governo Monti, mentre in sede regionale combattono l’aumento dell’Imu, Imu-bis e varie. È schizofrenia pura o manifesta disonestà. Inutile gridare all’antipolitica o argomentare contro il primo partito d’Italia, quello del non voto. La gente non andrà a votare perché 1) in un momento di crisi la classe politica non ha [...]

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Continua il teatrino sulla scena della politica. Il Popolo della libertà ha preannunciato innovazioni epocali, che cambierebbero radicalmente la politica italiana. Le quali però saranno rese note solo dopo le prossime elezioni amministrative (la solita politica degli annunci? si vedrà). Per intanto l’annunzio con enfasi dell’abolizione dei “rimborsi elettorali” — che poi sono un mero cambio di etichetta, dissimulanti il più noto e antico finanziamento dei partiti (già rifiutato dal popolo in sede referendaria), foraggiamento ingiustificato, e per niente giustificabile, della famelica nomenclatura (altrimenti detta, casta), velleitaria, incapace e parassitaria. Hanno risposto Casini, Bersani e compagnia, i quali dicono che senza il contributo delle Stato la politica resterebbe appannaggio degli abbienti (una sorta di aristocrazia), che offende — manco a dirlo — il sacro principio di uguaglianza. Tuttavia ora sembrano disposti — bontà loro — a rinunciare a metà del malloppo. L’argomento, dei costi della politica (assieme a quello della corruzione) è usato a piene mani (ora anche dai comici) da quanti si propongono di mettere fuori gioco il centrodestra (ulteriore via per giungere alla stanza dei bottoni): ne è risultato la disaffezione dei cittadini verso i partiti e di conseguenza verso la politica e verso le istituzioni. Il malcontento [...]

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La politica italiana (politica è una parola grossa) è infestata dai virus. Ormai non passa giorno che tutti i professionisti della medesima non ne sparino una a chi la dice più grossa. Ieri abbiamo visto il virus di Schifani (il vero ragionava, un tempo, quindi non è lui) discutere amabilmente sul fatto che per includere Casini bisognerebbe escludere Berlusconi dalla faccia della terra. Non si sa se abbiano contattato la Nasa per spedirlo nella prossima sonda per Marte. La cosa non lo sconvolgeva più di tanto e sembrerebbe, dagli strampalati teoremi, che forse è proprio lui l’ostacolo alla famosa “crescita” che, come l’Araba fenice, “che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa”. Della Grecia non si parla più. Si saranno tutti suicidati. I giornaloni cercano di intrattenerci graziosamente sul diamante mancante, e sulle polemiche del primo maggio e del 25 aprile. Il diamante si sarà perso. Succede. E quanto alle feste, liberi non siamo più (ammesso che lo siamo mai stati) e pertanto via 25 aprile, basta primo maggio. Sarebbero i primi tagli utili a risparmiare corone di fiori ipocrite, finte risse da salotto noiose, vetrine rotte e la faringite alla Camusso. Non sia mai Franceschini, inghiottito dalle [...]

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Il tempo passa e le cose peggiorano. Quando non si può far nulla per modificarle, si muovono da se stesse. Ma in tal caso sempre all’ingiù. Oggi la nostra situazione politica scorre proprio a questo modo. Sembra quasi che qualcuno attenda che la gente si abitui al peggio. Accade che anche chi, come noi, spera in qualche miglioramento, si rassegni ad attendere. Ma diciamo la verità: in fondo, attendiamo che qualcuno si muova per noi; e questo è cosa che ha del vile. Bisognerebbe muoversi in prima persona. D’altronde questa lenta, irreparabile discesa ʺa viteʺ, come quella del Maelström di Edgar Allan Poe, da noi è un déja vu: l’isteresi politica (=il ʺmuro di gommaʺ) è inevitabile, riprende non appena può. C’è anche il solito fatto strano: a qualcuno, o a molti, starsene a bagno maria nel pantano conviene. E poi, scava scava, sotto c’è la trimurti italiana, sempre pronta a risorgere. Quanti ricordi! La DC, il PCI, e lo stuolo innumere dei partitini reggiborse che di solito fanno tutt’uno perché non fanno che bisticciare. Questi tre ʺavatarʺ, o manifestazioni, della Trimurti, anche questa volta si presentano quasi identici. E’ il segno del destino: ripetersi fin nei dettagli. C’è Casini, [...]

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Puntuali gli strilloni del Corsera-potemkin e di tutti i potemkini e oni della stampa italo francese si affannano a far titoli preoccupati sul risultato eccezionale dell’ “extrème droite française”. Il tentativo, alquanto grottesco, è quello di far passare il fenomeno come la solita protesta degli ignoranti, metterlo nel dimenticatoio a tirare la volata a monsieur Nessuno-Hollande, per meglio preparare la sua investitura a Guepard (gattopardo: mica ci sono solo da noi) présidentiel perché faccia meglio l’inchino a madamelamerkel. Dovreste vederli, gli elettori del famigerato Front National: voi vi aspettate teste rasate e svastiche, forsennate signore metal in camicia nera e coltelli da cucina affilati per spanzare avversari, guerrafondai di mezza età mangiatori di immigrati. Niente di tutto questo. Gli elettori di Marine sono tranquilli padri di famiglia, agricoltori e viticoltori devoti al lavoro ed alla natura, operai stanchi delle palesi ingiustizie del sistema sociale, e quel che resta della sana borghesia dantàn de la vieille France, quella che inorridisce se un Président de la République apostrofa un antipatizzante con un “casse toi, pauvre con”, non tanto per il “pauvre con” ma soprattutto per il “tu” usato a sproposito ed in abbondanza per insultare. Eh! il bel “voi” di una volta! [...]

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Il processo sorge solo quando il pubblico ministero esercita l’azione penale, solo quando, cioè, si realizza il contraddittorio pubblico tra accusa e difesa, anche per l’acquisizione delle prove, davanti a un giudice terzo, il cui compito è di vagliare la fondatezza delle loro posizioni, come prevede anche la Costituzione; la quale detta le linee essenziali del giusto processo: “Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale”. Consegue che non è processo la “indagine preliminare” del pubblico ministero, perché del processo mancano i connotati essenziali: il contraddittorio, ad armi pari, tra accusa e difesa avanti ad un giudice effettivamente terzo. Non risponde a questo schema sia perché il giudice della indagine preliminare (il Gip), interviene solo eventualmente per autorizzare alcune attività del pubblico ministero (ad esempio, l’intercettazione delle comunicazioni), e sia perché manca il contraddittorio. Inoltre, a differenza del processo, nell’indagine preliminare normalmente non si formano o acquisiscono prove, eccezion fatta del caso in cui sussista il pericolo che possa disperdersi la prova: allora si fa luogo all’acquisizione della prova in contraddittorio (si chiama “incidente probatorio”). Ma a questa indagine fisiologica, in quanto fase preliminare al processo, è subentrata la [...]

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Sinceramente non nutro molte aspettative per la “più grande novità politica” dopo il weekend, annunciata da Angelino Alfano, immaginata assieme a quello che tutti oggi chiamano Burlesqoni (ebbè, se l’è cercata). Credo che – sperando d’essere smentito dai fatti – assisteremo alla classica montagna che partorirà un topolino, una “ficzions”, insomma. L’ennesima. Alcuni affermano si tratterà di una riedizione del “predellino”, ribattezzandola “predellone”, ma di certo non si sa. Bisognerà attendere una ventina di giorni per sapere cosa bolle in pentola. Anche dalle parti di Casini si respira aria di cambiamento con la rifondazione di una creatura di centro — l’ennesima — dal provvisorio nome di “Partito della Nazione”. Bersani, credendo che gli elettori in tempi di crisi non possano permettersi il nuovo, punta “sull’usato sicuro”. Nella Lega si consuma un vigliacco regolamento di conti. Ovvero tutti gli uomini politici hanno ben presente che se vogliono sopravvivere debbono cambiare, ma non sanno come. La loro fantasia si ferma al restiling dei contenitori senza cambiare i contenuti. Non potrebbe essere diversamente: avessero avuto una buona idea l’avremmo già vista. La loro cifra ci è ben nota e ci ha condotto in questa situazione. Eppure la novità c’è, e non da oggi. [...]

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La monarchia ci unisce, la repubblica ci divide. (Francesco Crispi) Uomini siate, e non pecore matte. (Dante Alighieri) Dunque: il palazzo ferve di manovre ed inciucioni strombazzati dalla stampa di regime. (Curioso: ho sempre sorriso a questa definizione di Marco Pannella e mi trovo ora ad usarla con disinvoltura). I tre dell’apocalisse, la chiostra, l’accigliato ed il venditore di pedalò si sono arrangiati in modo da non perdere nemmeno un centesimo del finanziamento pubblico. E c’è da domandarsi se l’unico modo per spegnere i tre ghigni non sia quello di non votare più, visto che tutte le volte che ci scomodiamo per dare una delega, loro si intascano un euro e con la nostra scheda ci si puliscono il naso. Ricapitolando (o sarebbe meglio dire ricapitombolando) lo spread vola con il low cost, il debito pubblico anche, le gente si ammazza in percentuale trascurabile secondo Montimarenco, il frigo vuoto, la tasca vuota, le scatole piene, le gabelle alle stelle, il terrore corre sul filo perché il fisco spia il cicaleccio delle massaie, i tecnocrati ballano sulle pance vuote dei cittadini e i partiti si coltivano i loro privilegi, tra proporzionale e patrimoniali. Sono vere e proprie tecniche di eliminazione di [...]

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Chi siete? che volete? dove andate? un fiorino! Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività. (Art. 53 della Costituzione della Repubblica Italiana) Trattasi dell’articolo 53 della Costituzione Italiana. Lo cito per chi volesse — e potesse — intentare un processo a tutti i poltronari di ogni ordine e grado che spremendo e schiacciando i cittadini imbelli, stanno portando la Patria nel burrone. L’Italia è un paese dove i servizi sono l’eccezione, non la regola. Noi siamo costretti a pagare tutto ciò che gli altri Stati forniscono in cambio delle imposte: e talvolta, non potendo ad esempio smaltirci tanto per dire, la spazzatura da soli, paghiamo uguale e ci teniamo la spazzatura. Gli Italiani sono paciocconi e consapevoli di questa distorsione perpetua. Pertanto finora si erano tutti arrangiati con il nero, senza piantare troppe storie. E poiché sono saggi, erano riusciti anche a costituirsi un piccolo risparmio e tanti piccoli risparmi rendevano ricca la nazione, mentre le tasse servivano ad ingrassare eletti, burocrazia e tutto quanto di inutile e dannoso c’era nella macchina statale. Un equilibrio strampalato è pur sempre un equilibrio: si può dire [...]

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Si dice che i partiti italiani siano malridotti; taluno aggiunge: ʺfinalmente!” Un problema tutto italiano è quello del partito ex-comunista: organismo da tempo in crisi di dissolvimento, ma ancora detentore di una non trascurabile fascia di elettorato. Ormai privo di programmi, ʺtira a campareʺ utilizzando proposte tratte dai programmi altrui, spesso contraddittorie. La stessa conclusione della sua storia è la riprova della sua carenza di idee. Le teorie politiche consistenti tramontano lasciando eredità vive, dalle quali poi nascono idee nuove spesso fertili -; il marxismo invece ha lasciato dietro di sé solo una teoria ʺnon falsificabileʺ (Popper). Che può fare di se stesso un partito privo di programmi, per conservare una sua personalità senza trasformarsi in un corpo inerte atto solo ad assorbire denaro pubblico? Trasformarsi in un apparato di pura gestione del potere, un ennesimo ʺaffarismoʺ politico? Le vie tentate, riconducibili tutte ad un partito riformista, simile agli altri già nati dal disfacimento della teoria marxiana, non hanno funzionato: la ʺbaseʺ non vuol saperne. Del resto, ogni trasformazione del partito è resa difficile dalla rigidità sacerdotale della sua storia. Intanto, un partito d’opposizione serio sarebbe forse la soluzione del problema. Infatti il Partito Democratico, che sembra non avere vie [...]

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Fiducia nel Parlamento: 11% (Renato Mannheimer, in un sondaggio presentato ieri a Porta a Porta) e mi sembra pure generoso. Quello che questi geni della ahimè nostra classe politica non hanno compreso è che scomparso Berlusconi (il più puzzone tra i puzzoni, dicevano), è rimasta solo una grande, omogenea, omnicomprensiva, maleodorante caccona. Sollevate le nebbie dopo la battaglia con il Mostro è rimasto il letame. Pensavano di essere furbi a raccontare all’universo mondo che non esiste più destra e sinistra. Bravi!, avete convinto pure Telese. Ciascuno ora pensa che siete tutti eguali, livellati in basso, tutti con la stessa puzza e lo stesso colore. Chi può vi evita, come foste appestati: i militanti sono scomparsi e non vi giustificano più. E lo avete voluto voi. Adesso potete strillare fino a domani: nessuno più vi ascolta, la gente cambia canale. Non servite nemmeno per prendere sonno. L’unica vostra fortuna è che vi ritrovate per vendicatore un sottoprodotto dell’intelligenza umana come Grillo, che voleva solo fare un po’ di soldi e si è ritrovato, senza rendersene conto e senza sapere che farsene, un movimento politico. Ma voi, tutti voi, siete finalmente morti. Intendiamoci, con un pugno di voti, nascosti dietro a qualche [...]

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