TRA PORCELLUM E MATTARELLUM

Se la nostra classe politica, dopo l’ostruzionismo ai tagli di stipendi e privilegi, avesse voluto recuperare qualche posizione negli indici di gradimento, già da un pezzo avrebbe dovuto mandare in pensione il cosiddetto Porcellum, il sistema elettorale che consente ai capi-partito di scegliere la rappresentanza parlamentare. Ma siccome il Porcellum, conviene a tutti i leader, perché moltiplica il loro potere interno ed esterno, ogni auspicio verso una riforma elettorale decente non ha mai oltrepassato la fase declamatoria. Ecco perchè, velatamente, quasi tutti i big oggi tifano perché la Corte Costituzionale bocci l’ammissibilità dei due referendum tesi a resuscitare il defunto Mattarellum.
Intendiamoci. Pure il Mattarellum non è il massimo della libidine, anche se ha contribuito a semplificare gli schieramenti.
Il Mattarellum non è il massimo anche perché accentua rivalità all’interno di ogni coalizione: i partiti alleati nei collegi uninominali si trasformano in partiti concorrenti per via della quota proporzionale che esalta ogni specifica identità e voglia di contare. Bene, la concorrenza politica, ma si favorisce la formazione di gruppi autonomi e lo scambio di casacche. Per cui, le sigle politiche figliano come conigli.
Non solo. Se il Mattarellum avesse lasciato un ottimo ricordo, di sicuro non ci sarebbe stata storia, tanto meno suspense, nel conclave della Consulta che dovrà annunciare il verdetto sui referendum abrogativi del Porcellum. L’Alta Corte avrebbe dato il via libera ai quesiti, con buona pace delle varie Caste timorose della novità. Invece, dal momento che il Mattarellum non è indispensabile, i giudici della Corte, a leggere le indiscrezioni della vigilia, sarebbero orientati a bocciare la richiesta di ammissibilità presentata dai referendari. Ovvio. Si abroga una legge proprio perché, quasi sempre, si vuole resuscitare quella precedente. Eppoi, il Parlamento avrebbe tutto il tempo necessario per rimettere ordine nella materia, e scongiurare i referendum, anche in caso di disco verde dalla Corte.
Invece, lo scenario sembra segnato. La Consulta dirà di no. I partiti faranno finta di stupirsi e dolersi, annunciando iniziative per l’abbattimento del Porcellum. Il presidente Monti si tirerà fuori dalla mischia perché il suo governo è nato per ridurre lo spread con i bund tedeschi, non per reintrodurre i collegi uninominali o i voti di preferenza. Di conseguenza anche nel 2013 si voterà, per il Parlamento, con il sistema elettorale più esecrato dal Polo Nord in giù. E la giostra dei (falsi) propositi di riforma riprenderà a girare.
Ciò detto, bisogna ammettere che il nostro Paese necessita di ritocchi costituzionali prima ancora che di nuove regole del gioco elettorali. Visto che la Carta è una signora datata. Ma qui ci troveremmo di fronte a qualcosa di serio ed ambizioso. E, come tale, destinato ad essere cestinato.

